La narrazione della storia adottiva

Saper gestire  la storia pregressa del proprio bambino che è stato adottato è fondamentale affinché egli si possa sentire appartenente, accolto, accettato, integro e completo.

Ogni uomo ha un’origine e fa parte di una storia. Poterla conoscere, poterla ricontattare con i ricordi, poterne parlare è essenziale per la costruzione di una sana e solida identità.

Non dovrebbero più esserci dubbi circa la necessità di parlare al bambino della sua adozione, degli eventi che l’hanno preceduta e del motivo che sta alla base della separazione dalla famiglia di origine.

Ma spesso i genitori adottivi, per timore di rompere un equilibrio raggiunto e per la paura di rinnovare un dolore, evitano di parlarne ritenendo in questo modo di  proteggere il figlio.

Contemporaneamente molti adottati negano il loro bisogno di sapere e di approfondire perché sono convinti e sentono che così facendo potrebbero far soffrire i loro genitori adottivi.

Ma coloro che sono stati adottati hanno bisogno di sapere, cercano fortemente una “connessione” con il passato, vogliono “appartenere”, come tutti gli altri, a quella linea della vita che ciascuno di noi ha inserita nella propria identità profonda. Anche se il passato è doloroso, anche se gli eventi non sono piacevoli da rievocare… tutto questo è il mondo di cui si fa parte, vicende che possono acquisire un significato solo se, con libertà e con la vicinanza di nuovi adulti significativi, vi si può accedere.

“I bambini non sono come una lavagna da cui il passato può essere cancellato con un panno…” (Bowlby); ecco cosa ci insegna il grande psicoanalista britannico.  I nostri figli hanno storie spesso molto complesse e articolate, ricche di dettagli difficili da gestire o al contrario, storie “vuote”, delle quali non si sa nulla.

Dunque è facilmente comprensibile come sia essenziale capire quando e come affrontare la storia passata insieme al proprio bambino, con che tempi e con che modi, cosa sia veramente importante per lui. Il genitori deve porsi in un’ottica di accompagnamento e anche la “narrazione della sua storia” sarà un processo lungo nel tempo che non si potrà esaurire in una semplice e fredda comunicazione, ma che andrà arricchita dalla relazione d’amore della nuova famiglia e che potrà offrire una chiave di lettura per interpretare la vita e l’evento abbandonico subito.

Ci si sente completi solo se si ha la consapevolezza di avere “un prima” e “un dopo”  che possono essere legati fra loro e solo se a questi tempi vi si può accedere con serenità.

Dott.ssa Maria Elisabetta Rigobello

 

 

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