lettera da un cuore grande

Lettera alle famiglie in attesa al tempo del Coronavirus

In questi giorni che stanno diventando settimane, siamo stati investiti letteralmente dal Coronavirus o Covid-19, un piccolo, minuscolo virus che con la sua forma regale si è insinuato letteralmente nelle nostre vite, nelle nostre case, e ancor più nei nostri progetti più cari e preziosi. Siamo stati investiti da mille notizie, teorie, e i più disparati professionisti dai biologi, ricercatori, infettivologi, psicologici, politici …ognuno con parole più meno vere, più o meno sagge, più o meno professionali, ci hanno spiegato in mille modi e sotto vari aspetti che cosa sia questo temuto virus. Quali le persone più a rischio, quali contraccolpi gravi e deleteri sta provocando al nostro sistema sanitario, il dispiegarsi di medici ed infermieri in uno sforzo sovraumano per curare tutti, i timori per i contraccolpi sulla nostra già malferma economia. Stiamo assistendo a isterie di massa, al fuggi fuggi generale o al menefreghismo più bieco, comunque lo si guardi, da un estremo all’altro senza buon senso. Stiamo però anche vedendo solidarietà e comprensione, senso civico e atti di coraggio che aprono spiragli di speranza, nella bellezza dell’umano.

Le nostre famiglie adottive sono state anch’esse travolte, come tutti noi dagli eventi di questo momento difficile quanto inaspettato; famiglie che da un capo all’altro del mondo stanno cercando e aspettando loro figlio, e questo figlio che a sua volta li sta aspettando. Il coronavirus non ha fatto distinzioni, non si è preoccupato di famiglie trepidanti o di bambini bisognosi, non ha perdonato nessuno, ha rallentato tutto: pensieri, parole, idee, progetti, viaggi, lavoro, economia…ha rallentato anche l’adozione e diluito l’attesa di chi si cerca da tempo.

Rallentare, è un verbo che mi è sempre piaciuto: quante volte avrei voluto rallentare…Rendere più distese le mie giornate, respirare tra un pensiero e l’altro, tra un’idea e l’altra, rendere la mia corsa, camminata, sentire il rumore dei passi …soffermarmi di più su quello che stavo facendo, soprattutto sulle persone vicine. Rallentare per curare al meglio le relazioni… Ma il tempo corre, non aspetta, le cose da fare sono tante sempre troppe, come un treno diretto in corsa, senza fermate…Spesso fuggevoli strappi di paesaggi, colori e persone. Il virus chiede anzi impone di rallentare, meglio ancora di fermarsi, chiede rispetto delle regole, senso civico, empatia, coraggio …, chiede di confrontarsi con l’imponderabile e l’imprevisto. Chiede di prendersi cura, di comprendere la fragilità …di accogliere ciò che non si conosce.

Potrei dire e dico al coronavirus che le famiglie adottive sono un passo avanti, anzi dieci, perché loro tutte queste cose qui, già le conoscono, no anzi direi di più le praticano, non sono termini desueti, o appiccicati per caso al fine di rendersi belli agli altri. Appartengono al loro vivere quotidiano, sono i loro più affezionati amici, siedono con loro da tempo, comodi sul divano la sera, li attendono ad ogni risveglio il mattino, nascosti nelle pieghe dei loro pensieri; le famiglie adottive conoscono più di altri cosa significa attendere, stare fermi, stare alle regole.

La regola o la legge del paese, l’attesa del tempo giusto, del timbro corretto, blu o a volte meglio nero, dritto tutto a destra apostillato con maniacale precisione, del documento introvabile, delle lunghe file, del timore che qualcosa non sia giusto, delle mille indicazioni a volte incoerenti e incongruenti… Si arrabbiano a volte si, ma con doveroso rispetto, sapendo che la meta è più importante, che c’è un obiettivo più alto che supera l’interesse personale.

Assomiglia un po’ questo tempo al loro tempo.

Assomiglia un po’, quello che sta accadendo, a ciò che accade alle famiglie adottive. Preparate all’inaspettato, all’imprevisto, ad accogliere ciò che arriva con la capacità di piegarsi all’altezza di un bambino, senza sentirsi di meno, maneggiando con cura le fragilità che incontrano nello sguardo dei loro piccoli. Praticano l’empatia, almeno il più delle volte, si allenano già prima che i loro bambini siano con loro, immaginando come possano stare confinati negli istituti, per un tempo indefinito, che può durare a volte per anni. Ora sentono ancora più forte quanta fatica ma anche quanto coraggio, hanno i loro figli, ora che anche loro sono confinati, come tutti noi in casa.

Alle famiglie, adottive, soprattutto quelle che stanno aspettando da un po’: da quelle in attesa del colloquio con il giudice per l’internazionale, a quelle che sono in attesa della camera di consiglio che decreti la loro idoneità, ma soprattutto per quelle che stanno attendendo una chiamata per andare dall’altra parte del mondo, o magari più vicino; per quelle che già hanno incontrato gli occhi del proprio figlio in una fotografia, o il suo abbraccio in un primo viaggio, posso e possiamo solo dire che questa attesa, questa altra distanza che la vita pone tra loro e i loro bambini non è l’ennesimo test di valutazione.

La vostra forza e la vostra determinazione, il coraggio non privo di lacrime li conosciamo, sono gli stessi dei vostri figli, loro hanno una cieca speranza che voi arriverete, è questione di tempo, ma arriverete.

L’abbraccio dell’Associazione vi sostiene e vi accompagna in questo faticoso tratto di strada…, i bambini che sono già qui ci ripetono che “andrà tutto bene”. E se lo dicono loro …possiamo fidarci.

Dr.sa Maria Grazia Galli e gli Amici dell’Associazione

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