Minori in affido : percorso di accompagnamento

 

 

Percorso di accompagnamento per chi desidera accogliere un minore in affido.

Gli incontri prevedono tre serate con i seguenti temi:

  1. Cosa vuol dire accogliere bambini proventi da un altra famiglia… da che storie arrivano e di cosa hanno bisogno.
  2. L’incontro immaginato e l’incontro reale.
  3. Cosa fare per vivere pienamente la gioia dell’accoglienza.

 

 

Le serate si svolgeranno presso il Salone di Apollo Piazza Libertà 18, Cavenago di Brianza nei seguenti giorni:

16 Ottobre , 6 Novembre e 20 Novembre 2018 dalle ore 21:00

 Ingresso libero.

Conduce: Dott. Lorenzo Salimbeni (Psicologo,Psicoterapeuta, esperto in affido).

Gradita conferma di partecipazione all’indirizzo:

info@famiglieincerchio.org

 

Papà e mamma si separano: Come dirlo? (Parte 2)

Comunicare al proprio figlio che ci si sta separando non è facile, ma è necessario per permettere un’elaborazione equilibrata ad un cambiamento così delicato; il bambino dovrà riadattarsi a questa nuova situazione che il più delle volte non prevede una riconciliazione da parte dei suoi genitori.

Quale linguaggio, quali parole usare?

Naturalmente la comunicazione di questo evento dovrà tener conto dell’età del bambino e del suo grado di sviluppo psicologico.

Per bambini piccoli bisogna usare un linguaggio semplice : “mamma è papà abiteranno in due case diverse”.

Man mano che si sale con l’età, si può comunicare in maniera più articolata e complessa. In ogni caso non bisogna mai parlare delle dinamiche di coppia che sottostanno alla separazione per evitare successivi schieramenti per uno o per l’altro genitore da parte dei figli.

Nei bambini di 3-4 anni l’allontanamento di un genitore ha il significato fantastico di aver commesso qualcosa di cattivo e di essere quindi responsabili della separazione.

Se un genitore non è più con lui, la sua conclusione è che non gli voglia più bene. In questi casi quindi è molto importante che si specifichi che questa nuova organizzazione è solo per decisione dei genitori, che il sentimento nei suoi confronti sarà ancora più vivo, e che tutto questo non è causato da lui, ma dal volere dei suoi genitori che continueranno a volersi bene anche se non dormiranno più sotto lo stesso tetto.

Nei bambini di 5-6 anni la fantasia si esprime nel senso di aver fatto qualcosa che ha determinato un conflitto tra padre e madre e quindi ha determinato l’evento della separazione. Anche in questo caso è importante spiegare che dal momento in cui i genitori non staranno più insieme o non saranno più sposati, il bene sarà preservato sempre e che la causa di questa separazione non è mai dipesa da un comportamento del figlio.

Se il bambino o la bambina mostrano interesse a capire cosa è accaduto, sarà utile spiegare senza colpevolizzare nessuno, che i suoi genitori non riescono più ad amarsi come prima, a fare cose insieme tra loro due che siano di soddisfazione e che saranno più felici da soli.

Nei bambini di 8-12 anni vi è l’inizio di distinzione tra sé e i rapporti relazionali genitoriali: pensano che i genitori, fra loro, non hanno più interesse a stare insieme e che sono cambiati i sentimenti.

In questa età è più semplice comunicare un cambiamento del genere e si potrà essere certamente più diretti e disposti ad approfondire le questioni, cercando sempre di parlare dell’altro con molto rispetto e considerazione.

Nell’adolescenza la tendenza sarà quella di spostare, come per difesa, le energie e le attenzioni al di fuori della famiglia, cercando di ignorare questo cambiamento, e di cercare stabilità in altro, con il rischio però di farsi travolgere da tutto ciò che avviene nel bene e nel male.

E’ quindi importante che entrambi i genitori trovino modo e tempo di parlare, chiarire e affrontare la questione degli affetti e quella tempesta emotiva che si può nascondere dietro un’apparente calma, o un’evidente ribellione.

In questa fase aprirsi e descrivere i sentimenti di ognuno rispetto a ciò che accade sarà di per sé liberatorio e permetterà pian piano di creare uno scambio affettivo sincero tra tutte le parti. E’ chiaro che tutto questo vuole tempi lunghi e molta pazienza.

Le situazioni inizialmente più difficili, a causa dell’alto livello di conflittualità, necessitano di grande capacità di scindere le questioni inerenti la coppia da quelle riguardanti i propri figli e di trovare modo e tempi adeguati, magari con l’aiuto di un esperto in separazione, di comunicare e sostenere i bambini che si trovano ad affrontare il cambiamento che può dunque essere se non indolore quantomeno non dirompente e ben gestito.

Dr.sa Galli Maria Grazia

Consulente e mediatore familiare

Studio Cspp -Vimercate (MB)

334/3446234

mail: mg.galli.consulenza@gmail.com

 

Papà e mamma si separano: Come dirlo? (Parte 1)

 

 

 

Affrontare la fine di un matrimonio non è semplice, al dolore per la separazione si sommano aspetti pratici che vanno considerati. Dall’affidamento dei figli, all’assegno di mantenimento, alle procedure legali da seguire è importante conoscere i propri diritti e possibilità.

Uno dei temi più importanti e delicati da “attraversare” durante una separazione è come e cosa dire ai figli.

Partiamo da una premessa che risulta essere fondamentale: non è la separazione in sé che costituisce l’elemento traumatico per i bambini, né la causa che favorisce tutte quelle conseguenze che spesso vengono descritte, raccontate e attribuite alla separazione stessa, ma è il COME si vive questa fase delicata di “cambiamento”, come si gestisce a livello emotivo, che significato gli diamo, come coinvolgiamo, facciamo vivere e spieghiamo ai figli quello che sta accadendo e perché….

Molte coppie, senza volerlo, usano spesso l’alibi dei figli rimanendo intrappolati in storie coniugali dove non c’è più spazio non solo all’amore, ma al rispetto e alla stima, senza rendersi conto sino in fondo che tale atteggiamento influirà comunque sul figlio e lo porterà potenzialmente ad un atteggiamento di disistima e disamore.

La separazione è un momento di grande difficoltà per tutto il nucleo familiare. Ogni bambino, se potesse scegliere, non vorrebbe mai vedere i propri genitori dividersi. È un momento difficile nella loro vita e carico di emozioni, soprattutto nella fase iniziale, quando prevalgono paura, tristezza, rabbia e talvolta senso di colpa. Tuttavia, queste difficoltà non sono causate dalla sola separazione in sé, ma dipendono soprattutto dall’attenzione che i genitori pongono nella gestione di questa delicata fase.

Molto dipende quindi da come ci si separa.

I figli hanno reazioni differenti alla separazione dei genitori che dipendono dalla fascia di età alla quale appartengono.

La delicatezza di questa fase dipende sia dall’età anagrafica dei figli che dal vissuto che hanno della coppia precedente alla decisione di separarsi. Infatti, non bisogna solo considerare solo cosa dire al momento della separazione ma anche quello che è stato vissuto prima dai figli e quello che succederà dopo.

Per quanto riguarda il prima, è molto più deleteria per i figli la conflittualità della coppia genitoriale cui hanno assistito che il momento della separazione in sé.

Bisogna dire al figlio, indipendentemente dall’età, che i genitori si separano, ma lui non si separa dai genitori, che loro non saranno più coppia coniugale ma che continueranno a essere coppia genitoriale,i suoi genitori.

Dai genitori non ci si separa mai.

Tale concetto deve essere dimostrato nei fatti nel post comunicazione della separazione.
Se si riesce a dimostrare al figlio che madre e padre continuano a essere insieme come genitori, anche la comunicazione più traumatica a qualsiasi età stempera col tempo i suoi effetti negativi. L’unica cautela nel comunicare la separazione in base all’età dei figli è il tipo di linguaggio da utilizzare. (continua….)

 

Dr.sa Galli Maria Grazia

Consulente e mediatore familiare

Studio Cspp -Vimercate (MB)

334/3446234

mail: mg.galli.consulenza@gmail.com